Abbigliamento FASHION

Milano, moda uomo 2018-2019: il futuro è un balzo all’indietro

moda uomo 2018-2019

L’idea di moda che esce dalla Fashion Week di Milano porta con sé molti nuovi concetti, tra cui quello che l’abbigliamento maschile non deve sempre essere moderno. Se dovessimo condensare in una sola frase il senso che emerge dalle presentazioni fatte dai grandi stilisti, possiamo rispondere che l’abbigliamento proposto ha il merito di far diventare le persone il vintage di noi stessi. Le principali case di moda hanno riproposto i propri cavalli di battaglia, i pezzi forte, come se il futuro fosse una sorta di enorme deposito, un accumulo di oggetti, abiti e idee provenienti dal passato, ripescando quelle che più accendono l’effetto nostalgia.

Il futuro che emerge da queste sfilate è un salto all’indietro nel glamour degli anni quaranta degli attori eleganti e disinvolti. Tutti i principali stilisti della moda uomo 2018-2019 introducono delle linee che hanno queste caratteristiche come comune denominatore. Giorgio Armani propone una giacca segnata in vita, pantaloni morbidi e con vita alta, Dolce & Gabbana ci fanno immergere in un viaggio a ritroso ancora più in là nel tempo, nel mondo epico e fantastico dei re e principi fiabeschi. Per Versace la prossima collezione moda è dedicata all’uomo pantofolaio, che ama sdraiarsi sul divano tanto da tatuarsi sui vestiti la fantasia del tessuto, mentre Marni propone delle coperte che possono essere indossate con dignità, come una sorta di clochard ma di lusso. Il futuro dell’uomo è uno stereotipo o cowboy per Dsquared, frequentatore di locali trasgressivi con short in vinile, Moschino lo rappresenta come un viaggiatore da jet.-set. Una moda che riprende forme, tessuti e capi che andavano di moda nei decenni passati, come il gilet uomo, sia per una moda casual, sia elegante, come le proposte della nota casa milanese Boggi Milano, per l’uomo che non rinuncia mai al classico e all’eleganza in ogni situazione della giornata.

La moda uomo 2018-2019 ha invertito la rotta, navigando a ritroso, con queste sfilate della fashion week milanese che hanno come target degli stilisti quelli che vengono chiamati “millennial”, i venti-trentenni cinesi, russi, indiani, coreani, arabi e americani, quelli che vengono considerati i nuovi potenziali clienti della moda odierna. Questo perché, nella visione attuale di chi produce moda, gli europei sono oggi troppo poveri e disoccupati per concedersi delle spese come quelle relative a capi di alta moda.

Questo nuovo genere di moda uomo 2018-2019 non ha mancato di suscitare delle critiche, con i designer italiani che sono stati etichettati col termine americano “playingsafe”, ovvero che giocano sul sicuro, un’attitudine che consente di avere una sorta di protezione economica, una tutela degli azzardi estetici che potrebbero invece intaccare i bilanci. Lo stile utilizzato viene anche definito come una sorta di modalità repeat, un meccanismo estetico, un lavoro d’archivio, di riordino, di sistemazione che agli appassionati ed esperti di moda più datati ricorda una sensazione di malinconia. Anche se, a pensarci bene,quello proposto dagli stilisti non è un procedimento criticabile: riproporre quello che è già stato fatto e che ha avuto successo anni fa perché non dovrebbe averlo nuovamente con una nuova platea di consumatori?

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