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Stile Punk: moda, storia e cultura

stile punk

Stile Punk: le origini in Inghilterra e USA

Lo stile Punk si fa strada a metà degli anni ’70 in Inghilterra e negli Stati Uniti. Si sviluppa come movimento giovanile, simbolo di rottura e ribellione: provocatorio e molto critico nei confronti della società.

L’influenza del Punk è presente in molte forme d’arte, come: letteratura, arte visiva, musica e moda.

Tutto ebbe inizio dalla Musica…

Tutto cominciò con la scena musicale newyorkese e londinese di quegli anni. Era il 1976: la musica diventa assordante, rozza (da qui il nome punk, che significa letteralmente di “scarsa qualità”) con gruppi come Sex Pistols, Ramones, Clash. I brani composti avevano ritmiche veloci, sonorità dure, generalmente di breve durata, strumentazioni essenziali e testi dai contenuti violenti e provocatori, spesso con forte connotazione politica.

Moda e Abbigliamento Punk

Esteticamente forse è stato uno dei movimenti che più di tutti ha adottato forme e codici singoli, contrapposti a tutto ciò che c’era e c’è stato. Abbigliamento, acconciature, make-up, sono un modo per marcare la propria identità e comunicare un messaggio chiaro di disagio. Abiti “borghesi”, come giacca e cravatta, nelle mani dei punk si “SPORCANO” e si riempiono spille e borchie.

Col Punk nasce il piercing: si utilizzano spille da balia e lamette da barba per perforare la pelle. Manifestano la loro contestazione attraverso il dolore e il masochismo. Ogni cosa, dalla musica all’arte, hanno come unico denominatore una rabbia profonda che ciclicamente riesplode e si manifesta contro la situazione sociale ed economica del mondo.

Altri elementi dell’abbigliamento punk sono le giacche di pelle, in particolare il “chiodo”, talvolta decorate da scritte spray, spille e vestiti da bondage. Come calzature invece i punk indossano brothel creeper, converse, winklepicker e Dr. Martens.

L’entrata del Punk nella Moda

Malcom McLaren e Vivienne Westwood

Nell’idea iniziale, lo stile Punk doveva caratterizzarsi come un rifiuto dei canoni della moda stessa. Ma nei fatti, fu tutt’altro che così…

La consacrazione del Punk nella moda la si deve a Vivienne Westwood e Malcom McLaren con l’apertura del loro negozio di abbigliamento a Londra negli anni ’70: le creazioni erano stravaganti e provocatorie.

La Westwood fa sfilare i suoi modelli per la prima volta a Londra nel 1981, con la collezione Pirate. I suoi modelli non trovano più ispirazione soltanto dalla moda di strada e dal mondo giovanile, ma da tradizione e tecnica. la sua ricerca ha esplorato tutte le epoche: è stata la prima stilista contemporanea a riproporre, modernizzandoli, il corsetto e il faux-cul, elementi di sartoria che sembravano ormai sepolti.

Dopo di loro furono molti gli stilisti che negli anni a seguire hanno attinto dallo stile Punk, spesso finendo col tralasciare il suo valore simbolico e la sua originaria “potenza”, favorendo il puro codice estetico, spesso facendolo diventare glamour, ovvero la negazione del messaggio iniziale. Il primo in Italia a riprendere il Punk è Gianni Versace, trasformandolo in modo sexy ed iper femminile.

Lo stilista Gianni Versace durante la presentazione della sua collezione punk e sexy

Ultimo a ispirarsi al mondo Punk e farlo salire in passerella è stato Desigual con la sua nuova collezione  Autunno – Inverno 2017 Extraordinary, presentata alla New York Fashion Week. Il brand rende omaggio all’individualità e all’indipendenza della donna: underwear a vista, gioielleria industriale, stampe animalier, righe, quadri e tartan dal fit skinny e slanciato, come gli imprescindibili leggings. Protagonista il rosso acceso e la musica underground di quegli anni.

L’oversize di cappotti ed abiti si unisce a un design femminile con minigonne e minidress.

Insomma, il punk è presente in tante realtà e correnti di pensiero ed è per questo che la moda lo continua ad adottare facendone uno dei suoi “cavalli di battaglia”.

Grazie e alla prossima dalla vostra Ludo!

 

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