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Degustare il vino è meno complicato di quel che immagini: la dimostrazione

vini pugliesi

La degustazione del vino non deve essere appannaggio esclusivo dei professionisti del settore: anche i semplici appassionati si possono dedicare a questa attività conoscendo gli opportuni accorgimenti e le tecniche giuste per procedere. Ma che cosa vuol dire degustare? A differenza di ciò che la terminologia potrebbe far pensare, a essere coinvolto non è solo il senso del gusto, dal momento che vengono chiamati in causa anche l’olfatto e la vista: si tratta di compiere un’analisi a 360 gradi per arrivare a una valutazione completa della qualità del prodotto. Una degustazione è un’opera di comprensione e di conoscenza: essa riguarda il riconoscimento dei sapori, dei profumi e degli odori, che possono attivare anche emozioni e ricordi sensoriali.

Cosa serve per degustare un vino

Per una degustazione accurata e completa di un vino servono, oltre alla bottiglia, un taccuino per gli appunti, un foglio di carta bianco e un calice ben pulito. A proposito di quest’ultimo, sarebbe preferibile lavarlo senza sapone. Prima di procedere con l’assaggio, l’iter da seguire è lungo ed elaborato, dal momento che si deve iniziare con l’esame visivo. Occorre osservare il vino con attenzione mentre lo si versa all’interno del calice; dopodiché il bicchiere deve essere portato all’altezza degli occhi, e in questo modo ci sarà la possibilità di verificare la sua effervescenza, la sua limpidezza e la sua trasparenza. Il foglio di carta bianco deve essere affiancato al bicchiere per rendere possibile una corretta valutazione delle sfumature del colore del vino, della sua tonalità e della sua intensità.

L’esame visivo

L’esame visivo del vino non si limita solo all’analisi del suo colore; conclusa questa fase, il calice deve essere fatto ruotare così che sia possibile avvinare le sue pareti. Il liquido forma degli anelli da cui discendono delle gocce: ebbene, tale fenomeno è tanto più evidente quanto più è elevato il contenuto di alcol etilico nel vino. Gli inglesi chiamano questi anelli con il nome di gambe, mentre in Italia si parla di archetti; ogni lingua, per altro, dimostra una fantasia quasi poetica nel definirli, se è vero che in tedesco si fa riferimento addirittura alle finestre di chiesa e i francesi menzionano le lacrime.

L’esame olfattivo

A questo punto si può procedere con l’esame olfattivo: si inizia inspirando dopo aver avvicinato il calice al naso, mentre si tengono gli occhi chiusi. La classificazione degli odori si basa sull’associazione con quelli delle erbe, dei frutti e dei fiori, vale a dire odori naturali già conosciuti. Per fare in modo che il vino sprigioni tutte le sue sostanze odorose, è importante ruotare il bicchiere in modo lento.

La degustazione

Infine, è la volta della degustazione vera e propria: il vino, una volta che è stato odorato, può essere assaggiato. Il procedimento è piuttosto semplice: si sorseggiano quantità modeste, con il liquido che deve essere trattenuto per alcuni secondi in bocca in modo che sia possibile apprezzare tutte le sensazioni gustative che ne derivano. Il consiglio è quello di provare a notare prima il sapore iniziale, poi il sapore intermedio e quindi il sapore finale. I vini di più alta qualità sono quelli che garantiscono un equilibrio ottimale tra la tannicità, il tasso alcolico e l’acidità. L’acido è uno dei quattro sapori fondamentali che la lingua umana riesce a riconoscere, insieme con il salato, l’amaro e il dolce.

Perché seguire un corso di degustazione

Nel caso in cui si sia interessati ad approfondire questa tematica, si può anche ipotizzare di seguire un Corso degustazione vino a Torino, avvalendosi degli insegnamenti di docenti esperti e condividendo la propria passione con altre persone che hanno gli stessi obiettivi. Chissà, magari un domani ci sarà anche l’occasione per trasformarsi in sommelier.

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