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Professionisti, sicurezza e privacy: quali strumenti e accorgimenti avere

sicurezza e privacy

Il tema della sicurezza online, così come quello della privacy, è al centro del mondo dei professionisti di ultima generazioni che lavorano quotidianamente con, e grazie al web. Il mondo del lavoro è principalmente incentrato sull’utilizzo di strumenti tecnologici che permettono ai vari professionisti di essere più efficienti e presenti su un mercato dalle infinite possibilità. Per questo motivo la sicurezza online è un tema di primaria importanza di cui tutti dovrebbero averne cura.

Chi ha a che fare tutti i giorni con la rete sa bene che le password sono a prima linea di difesa contro i criminali informatici. È fondamentale scegliere password sicure che siano diverse per ogni account importante ed è bene aggiornarle regolarmente. 

Il consiglio degli esperti è di utilizzare una password unica per ogni account importante, come l’account email e l’account dei servizi bancari online. ovviamente è importante conservare i promemoria relativi alle password utilizzate in un posto segreto.

L’utilizzo delle reti è altrettanto importante. Di fondamentale importanza è guardare la barra degli indirizzi del browser per capire se l’URL è reale.  In alcuni browser, accanto a https:// viene visualizzata anche un’icona a forma di lucchetto per indicare in modo più chiaro che la connessione è crittografata e più sicura.

Sempre più spesso sentiamo parlare di privacy e della sua importanza. Viviamo in una società in cui si ricorre in maniera impulsiva agli strumenti comunicativi di massa, come i social network, per comunicare agli altri la propria presenza online: si diffondono video e informazioni senza soffermarsi più di tanto a riflettere se sia legittimo pubblicare materiale preso qua e là e soprattutto se sia legittimo farlo senza l’autorizzazione delle persone coinvolte. 

Il concetto di privacy fu introdotto per la prima volta nell’Ottocento da due giuristi americani che pubblicarono un breve saggio, The right to Privacy, con il quale elaborarono il concetto che ogni individuo ha il diritto di essere lasciato solo e di proteggere la propria vita privata. La migliore difesa, buon senso a parte, è quella di ricorrere ad alcuni accorgimenti: utilizzare una password, non comunicarla a nessuno, installare un buon antivirus, aggiornarlo costantemente.

Come detto precedentemente i professionisti possono far uso di diversi dispositivi con un forte impatto nella vita quotidiana degli utenti, e che soprattutto siano capaci di estrapolare una serie di dati (riguardanti i consumi, le abitudini, i percorsi geografici e urbani) che consentono alle aziende di tracciare un preciso identikit del proprio cliente, utilizzabile a livello commerciale.

A fronte di tutto ciò, si è avvertita la necessità di una regolamentazione specifica che disciplini il rapporto tra Internet of Things e privacy, creando così il GDPR, che dispone che i dati vengano trattati in quanto “adeguati, pertinenti e limitati” rispetto a ciò che è necessario per le finalità perseguite (principio, appunto, della minimizzazione). Nel caso specifico dell’IoT, viene richiesta l’elaborazione di un sistema di gestione della privacy che venga sviluppato fin dalla fase di progettazione del prodotto: non qualcosa di posteriore, quindi, ma di integrato all’oggetto stesso.

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